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CHI SEI VERAMENTE? ESERCITARE I PROPRI I DIRITTI DELLA PERSONA E ASSERTIVI

 Carissimi Lettori ed Amici,

Oggi continuiamo con un altro articolo sulla Psicologia Emotiva unendo diversi punti di vista e diversi autori di diversi campi in un insieme si suggerimenti e migliorie per il nostro benessere psicofisico emozionale.

Prima di poter gestire le nostre emozioni, è essenziale comprenderle. Le emozioni si sono evolute come meccanismi adattivi che hanno aiutato i nostri antenati a sopravvivere. Non sono semplici reazioni, ma programmi d'azione rapidi ed efficaci progettati dall'evoluzione.

Ogni persona è l'unica responsabile dei propri pensieri, sentimenti, azioni e comportamenti.



 I DIRITTI ASSERTIVI 

Voi avete il diritto di dire di no senza sentirvi in colpa. 

L'assertività è la capacità di comunicare i nostri bisogni e le nostre emozioni in modo chiaro, diretto e rispettoso. Ci permette di difendere i nostri diritti senza cadere nella passività o nell'aggressività, ricercando relazioni equilibrateIl suo scopo non è farci sentire superiori, ma ricordarci che siamo tutti allo stesso livello, stabilendo relazioni di uguaglianza.

 

I Principali Diritti Assertivi (Manuel J. Smith e altri)

  • Essere giudici di se stessi: Il diritto di valutare il proprio comportamento, pensieri ed emozioni assumendone la responsabilità.
  • Dire "no" senza colpa: Capacità di rifiutare richieste senza sentirsi in colpa o dover dare scuse elaborate.
  • Non giustificarsi: Il diritto di non fornire ragioni per il proprio comportamento.
  • Cambiare idea o opinione: Il diritto di modificare la propria posizione.
  • Sbagliare: Il diritto di commettere errori assumendosene le conseguenze.
  • Dire "non lo so" o "non capisco": Riconoscere i propri limiti senza vergogna.
  • Prendere decisioni illogiche: Il diritto di agire non basandosi esclusivamente sulla logica.
  • Non essere responsabili degli altri: Scegliere se farsi carico dei problemi altrui.
  • Indipendenza dalla benevolenza: Non dipendere dall'approvazione altrui per agire.
  • Esprimere emozioni e opinioni: Affermare il proprio punto di vista in modo autentico. 

Le fondamenta dei dieci diritti si basano sull’onestà verso noi stessi, sulla comprensione dei desideri e delle esigenze dell’altro (“Capisco che tu abbia bisogno di aiuto…”) ma anche sul riconoscimento del nostro volere e sul coraggio di esprimerlo (“…ma purtroppo oggi non posso aiutarti.”), sempre esprimendosi nel rispetto degli altri, con educazione, con delicatezza, ma senza cedere ai tentativi (consapevoli o no) di manipolazione.

I diritti assertivi possono aiutarci a regolare i rapporti interpersonali, seguendo dei criteri di giustizia, ripristinano l’uguaglianza tra le persone, ricordandoci che valgono per noi quanto per gli altri, infine ci guidano nel riuscire a dire di NO.

  

1)    Essere giudici di noi stessi

“Noi soli abbiamo il diritto di giudicare il nostro comportamento, i nostri pensieri e le nostre emozioni, le nostre azioni e di assumervene la responsabilità accettandone le conseguenze

Smith declina tutti i diritti da questo primo diritto, cardine perché è il principio generale da cui comprendere come gestire le nostre emozioni quando siamo in relazione con gli altri. Nessuno è dentro la nostra testa, quindi nessuno può conoscere il vero motivo delle nostre scelte, queste spettano a noi. Immaginate una situazione in cui si dice una bugia a fin di bene. Chi sa se è stata detta a fin di bene? Solo chi l’ha detta, esternamente potrebbe essere vista solo la bugia.


2)    Non siamo obbligati a giustificarci

“Voi avete il diritto di non giustificare il vostro comportamento, adducendo ragioni o scuse”

Chi c’è dentro alla nostra testa? Chi conosce la nostra storia? Quanto è complesso spiegare tutto questo? A volte neanche noi conosciamo fino in fondo tutto il processo decisionale, tecnicamente non siamo consapevoli di tutto. Grazie a queste considerazioni possiamo avvalerci del diritto di non giustificare il nostro comportamento, tanto più se la richiesta non è nella direzione di una maggiore comprensione nei nostri confronti. Facilmente le domande sulle spiegazioni sono guidate dal metterci nel banco degli imputati, ma se questo è l’obiettivo, diventa fondamentale ricordarci che non siamo davanti a un giudice e quindi non siamo obbligati a difenderci.


3)    Scegliamo noi di chi siamo responsabili

“Voi avete il diritto di decidere se occuparvi dei problemi degli altri, se essere responsabili degli altri”

Nell’esperienza di ognuno di noi c’è l’empatizzare con l’altro, soprattutto se è una figura importante per noi, come un partner, un figlio o un genitore. Questo però può tentare l’altro di provare a intrappolarci. Gli esempi sono infiniti, uno potrebbe essere: “Sarebbe bellissimo se ogni sera mi baciassi”.  Una risposta assertiva a questa affermazione potrebbe essere: “se pensi veramente che questa sia l’unica cosa bellissima quando è sera? Se non riusciamo a trovare altre strade a questa richiesta, forse dovremmo considerare la possibilità che le sere non saranno bellissime”.


4)    Siamo liberi di cambiare opinione

Smith (1975) scrive: “noi cambiamo idea; noi decidiamo il modo migliore di fare le cose, cambiamo anche le cose che abbiamo fatto; i nostri interessi cambiano con le condizioni e il passare del tempo”.
Oggi diremo che molto del lavoro della psicologia è rendere la mente flessibile, quale il miglior indicatore di questo se non cambiare idea? E stiamo parlando di cambiare strada nel rispondere a tutte quelle persone che provano a manipolarci chiedendoci di dover pensare o fare le cose sempre nello stesso modo. Le richieste di essere rigidi non hanno a che fare con la crescita personale.


5)    È normale sbagliare ed è la strada del apprendimento

“Hai il diritto di sbagliare assumendoti la responsabilità di questo”

Spesso abbiamo una storia in cui i nostri errori sono stati usati per criticarci e per dirci che eravamo sbagliati, ma questa non è la realtà. La conoscenza passa per gli sbagli, pensa a tutte le volte che la scienza ha scoperto qualcosa nel momento che le ipotesi erano errate.

Jim Morrison ci ricorda che l’eroe non è colui che non cade, ma colui che una volta caduto trova il coraggio di rialzarsi. Diciamo che un’ottima pratica è imparare a rialzarsi quando si inciampa, e il fatto che cadiamo ci dice solo che siamo umani, la velocità del rimettersi in piedi racconterà di quanto ci siamo allenati a raggiungere ciò che è importante per noi.

Quando qualcuno, anche il nostro compagno, cerca di controllare il nostro comportamento dicendoci che è sbagliato, prima di tutto ci dobbiamo chiedere cosa è sbagliato. Ricordando che non siamo noi sbagliati, possiamo chiederci se ci sono altri modi di fare più efficaci per noi. Un esempio può essere un compagno che rientra in casa poggiando l’ombrello bagnato all’ingresso e gli viene risposto: “Hai visto che pozza d’acqua hai fatto, ora scoppierà il parquet”. Risposta assertiva potrebbe essere: “Vedo che c’è la pozza, se scoppierà il parquet mi occuperò di farlo riparare”.


6)    So di non sapere!

“Hai il diritto di dire “non so”

Spesso evitiamo di dire che non sappiamo, scappiamo dal senso di ignoranza che si genera in noi. In questo modo dimentichiamo una delle più famose citazioni della conoscenza tramandate dalla filosofia, infatti Socrate nel 400 a.c. sosteneva di non sapere. Di nuovo mi piace ricordare come la scienza parte da ipotesi (non conoscenza) per scoprire la realtà e poterla condividere. Molte persone cercano di fare leva per screditarci sul senso di ignoranza, esempi tipici sul lavoro sono prendere il ruolo del professionista e associarvi delle competenze. Un esempio potrebbe essere: “Tu che sei uno psicologo come fai a non sapere i 10 diritti assertivi?!”

Per essere uno psicologo, come un avvocato, un medico, un ingegnere non è necessario conoscere ogni dettaglio; questa cosa è irrealistica.

 

7)    Sei indipendente dal bisogno degli altri

“Hai il diritto di non farvi coinvolgere dalla benevolenza che gli altri vi mostrano quando vi chiedono qualcosa.”

Capita facilmente di incontrare persone che ci pregano per fare qualcosa. Esempi sono i bambini che ci chiedono di dar loro ancora un minuto per giocare. È facile trovare esempi con gli adolescenti che chiedono e chiedono. È utile ricordarsi che le nostre azioni devono rispecchiare i nostri valori e le nostre aspettative, i nostri sogni, non rendere felici gli altri. Primo tra tutti questi valori ricordiamoci che noi siamo importanti, non veniamo dopo.


8)    Possiamo essere disconnessi

“Hai il diritto di prendere decisioni illogiche”

La logica piace molto a noi esseri umani, si definisce un premio interno che ci diamo ogni volta che troviamo un filo conduttore nelle esperienze che facciamo. Ma questa è una grossissima trappola se cerchiamo di mettere assieme cose che per natura non lo sono così tanto. Prime tra queste sono le nostre emozioni. Pensate quando ci innamoriamo cosa non riusciamo a fare! Certe situazioni sono complicate da controllare. La logica funziona solo nel rivedere il passato o progettare il futuro, ma ricordiamoci che non sempre la logica usa tutti i pezzi per comporre il puzzle e può giungere a conclusioni errate.


9)    È fantastico capirsi

“Hai il diritto di capire quello che si comunica, quindi di dire “non capisco”.

È facile cadere nel pregiudizio su di noi di essere poco intelligenti, ma questo non serve molto se vogliamo comunicare con gli altri, dove invece serve ripetersi le cose tutte le volte che serve per capirsi.

Immaginate di essere ad un corso e mentre viene spiegata la cosa più importate, quella per cui siete lì, voi non la capite. Ed esattamente in quel momento viene chiesto, se c’è qualcuno che non ha capito. È quello il momento in cui potete scegliere se crescere alzando la mano (sicuramente con un po’ di imbarazzo), oppure rinunciare alla vostra crescita intellettuale facendo finta di nulla.


10) Cosa è importante per noi lo scegliamo noi

Hai il diritto di dire “non mi interessa”
Smith insiste molto sul fatto che siamo noi i nostri ultimi giudici, non gli altri (primo diritto assertivo). Se a me piace giocare a basket al posto che a tennis, posso scegliere il primo anziché il secondo. Questo posso farlo anche quando tutti i colleghi del mio studio giocano a tennis, quindi quando c’è una partita posso dire “non mi interessa”.

Altri esempi possono essere pranzi in famiglia dove si può litigare sulla giusta cottura della carne alla griglia. Ma a noi può andare bene qualunque cottura e non ci interessa mettere il termometro dentro la bistecca, anche quando ci viene chiesto uno schieramento.

Praticare l'assertività implica identificare quali diritti sentiamo nostri e quali facciamo fatica a esercitare. Riflettere su questo ci aiuta ad acquisire sicurezza interiore e a stabilire relazioni più eque e sane.

Il presupposto di una condotta assertiva è il riconoscimento dei diritti propri e di quelli del proprio interlocutore nell’ambito di un’interazione personale. I diritti assertivi costituiscono un insieme di linee guida generiche molto utilizzate nella formazione. Il riconoscimento dei diritti assertivi è utile anche nella dimensione privata per indirizzare a una condotta equilibrata sia le personalità che tendono ad essere passive sia quelle aggressive. I diritti assertivi vanno al di degli aspetti culturali e rientrano di fatto nei diritti individuali assoluti della persona. 

 

RICAPITOLANDO CON UNA VERSIONE LEGGERMENTE DIVERSA:

  • Il diritto di essere trattato sempre con rispetto e dignità
  • Il diritto di avere ed esprimere un’opinione personale non necessariamente coincidente con quella altrui.
  • Il diritto di essere ascoltato e preso sul serio quando si esprimono i propri punti di vista e le proprie opinioni.
  • Il diritto di chiedere ciò che si ritiene opportuno nel rispetto del reciproco diritto a rifiutare
  • Il diritto di dire no senza sentirsi in colpa sul piano personale
  • Il diritto di provare degli stati d’animo e di manifestarli in modo assertivo
  • Il diritto di commettere errori
  • Il diritto di cambiare opinione e modo di pensare
  • Il diritto di non soddisfare sempre le aspettative altrui
  • Il diritto di dire “non capisco”
  • Il diritto di esprimere il proprio disinteresse verso iniziative di altri
  • Il diritto di decidere sulla propria responsabilità di risolvere problemi altrui
  • Il diritto di decidere cosa fare di tutto ciò che è di propria ed esclusiva pertinen-­‐ za e che non lede i diritti altrui
  • Il diritto a perseguire e raggiungere i propri obiettivi ed il proprio successo su-­‐ perando gli altri
  • Il diritto di chiedere un chiarimento ed essere informato

“Noi soli abbiamo il diritto di giudicare il nostro comportamento, i nostri pensieri e le nostre emozioni, le nostre azioni e di assumervene la responsabilità accettandone le conseguenze “

 Praticare l'assertività implica identificare quali diritti sentiamo nostri e quali facciamo fatica a esercitare. Riflettere su questo ci aiuta ad acquisire sicurezza interiore e a stabilire relazioni più eque e sane. 

Jim Morrison ci ricorda che l’eroe non è colui che non cade, ma colui che una volta caduto trova il coraggio di rialzarsi. Diciamo che un’ottima pratica è imparare a rialzarsi quando si inciampa, e il fatto che cadiamo ci dice solo che siamo umani, la velocità del rimettersi in piedi racconterà di quanto ci siamo allenati a raggiungere ciò che è importante per noi.

ESERCIZIO PER LAVORARE SUI DIRITTI ASSERTIVI

Una volta identificati i diritti assertivi che facciamo fatica a esercitare, il primo passo è sceglierne solo uno su cui lavorare, come il diritto di dire "no" senza sensi di colpa. Questo evita il sovraccarico emotivo. In seguito, è importante creare un piano progressivo, iniziando con situazioni a basso rischio. La pratica ripetuta in contesti sicuri rafforza la nostra fiducia per affrontare poi situazioni più impegnative. Infine, questo processo richiede pratica costante e autovalutazione. Consolidare un diritto prima di passare al successivo ci permette di incorporare gradualmente tutti i diritti assertivi, migliorando la nostra comunicazione e la nostra autostima. 

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