Carissimi Lettori ed Amici,
Oggi continuiamo con un altro articolo sulla Psicologia Emotiva unendo diversi punti di vista e diversi autori di diversi campi in un insieme si suggerimenti e migliorie per il nostro benessere psicofisico emozionale.
Prima di poter gestire le nostre emozioni, è essenziale comprenderle. Le emozioni si sono evolute come meccanismi adattivi che hanno aiutato i nostri antenati a sopravvivere. Non sono semplici reazioni, ma programmi d'azione rapidi ed efficaci progettati dall'evoluzione.
Per scoprire il tuo vero te stesso devi prestare attenzione a tutto quello che ti circonda, costantemente attento al tuo sentire interiore. Devi prestare attenzione a tutte le decisioni che prendi o non prendi.
Il concetto di sé è l'immagine mentale, la costruzione cognitiva e affettiva che abbiamo di noi stessi. È la risposta complessa che ognuno di noi dà alla domanda fondamentale: "chi sono io?".
Questa immagine non è semplice, statica o unica; È
costituito da un mosaico complesso e dinamico di convinzioni, percezioni,
valori e ricordi di noi stessi. Queste convinzioni si sono forgiate nel corso
della nostra vita, dall'infanzia ai giorni nostri, e sono profondamente
influenzate dalle nostre interazioni con le persone significative che ci
circondano, come genitori, familiari, amici e mentori. Per analizzarlo più
approfonditamente, possiamo affrontarlo da diverse prospettive teoriche. La
psicologia sociale, ad esempio, distingue due componenti principali all'interno
del concetto di sé. Da un lato, c'è
l'identità personale, che include quelle caratteristiche che ci definiscono
come individui unici: i nostri tratti della personalità, le nostre capacità, i
nostri gusti e i nostri valori più intimi. Dall'altro, troviamo l'identità sociale, che si riferisce a
chi siamo in relazione ai gruppi a cui apparteniamo. Questo include i ruoli che
svolgiamo nella società, come essere genitori, studenti, professionisti, membri
di una squadra sportiva o cittadini di un paese.
Cercare e trovare la nostra individualità nella società in cui viviamo è lo scopo che come sempre non deve manifestarsi nel fare del male a qualcuno, il nostro viaggio è sempre per prima cosa interiore che sicuramente in seguito sarà manifesto anche all'esterno di noi.
La psicologia umanistica, con Carl Rogers come una delle sue figure più importanti, offre un'altra
visione complementare. L'autoconcetto è
strutturato in tre parti.
La prima è
l'"immagine di sé" o il "vero sé", ovvero come ci
percepiamo nel momento presente, con i nostri punti di forza e di debolezza.
La seconda è l'"autostima",
ovvero la valutazione affettiva, positiva o negativa, che diamo di
quell'immagine.
La terza è il "sé ideale", che rappresenta l'immagine della persona che vorremmo essere, i nostri desideri e le nostre aspirazioni.
La coerenza o la discrepanza tra il nostro vero sé e il nostro sé ideale ha un impatto diretto sulla nostra autostima e sul nostro benessere.
Un'auto concetto chiaro, positivo e coerente è il fondamento della salute mentale, fornendoci un senso di identità, scopo e direzione nella vita. È la mappa interna che usiamo per orientarci nel mondo.
Facciamo pace con la nostra verità una volta che accettiamo ciò che è vero, e se ci si assume la responsabilità di tali verità.
L'auto consapevolezza alimenta l'autogestione e l'autogestione influenza la salute e la stabilità del nostro impegno sociale
L'autostima, la valutazione che attribuiamo a noi
stessi, è una componente cruciale del nostro concetto di sé e del nostro
benessere. Tuttavia, è di vitale importanza capire che non tutte le autostima
elevate sono intrinsecamente positive o sane.
Dobbiamo sfatare l'idea che un'elevata autostima sia sempre l'obiettivo, poiché, a volte, può mascherare problemi psicologici più profondi e avere conseguenze distruttive sia per l'individuo che per il suo ambiente.
Coloro che cercano la crescita sono coloro che escono dalla mentalità della vittima e si assumono la responsabilità della direzione che prende la loro vita, dei loro modelli di pensiero, convinzioni e comportamenti.
Un'autostima elevata può essere dannosa quando si basa su tendenze egocentriche, arroganti e sul bisogno di sentirsi superiori agli altri. Questo tipo di autostima è noto come narcisistico o distruttivo.
La sua caratteristica principale è che si basa
sulla valorizzazione esclusiva di quelle capacità e talenti che alimentano un
senso di potere e dominio sugli altri. Una persona con autostima narcisistica
ha bisogno di un confronto costante per sentirsi valida, e la sua apparente
sicurezza dipende direttamente dalla svalutazione o dal sentirsi superiore.
altri. altri. Si tratta, in sostanza, di
un'autostima fragile, competitiva e insaziabile. Al contrario, un'autostima
sana o costruttiva si basa su fondamenta molto diverse. Non si basa sul
confronto sociale o sulla superiorità, ma su un'accettazione incondizionata e
genuina di sé. Una persona con una sana autostima è in grado di riconoscere e
valorizzare i propri punti di forza senza esagerare o usarli come un'arma. E,
altrettanto importante, può accettare le proprie debolezze e i propri limiti
senza che ciò diminuisca il proprio senso di valore personale. Il loro valore
non dipende dall'essere migliori degli altri, ma piuttosto da una fonte interna
stabile di autostima, rispetto di sé e autocompassione. Il nostro obiettivo
nello sviluppo personale dovrebbe quindi essere quello di promuovere questo
tipo di autostima costruttiva. Dovremmo impegnarci per un'autostima che
trascenda i risultati esterni, il successo o l'approvazione degli altri.
È fondamentale coltivare la convinzione che il nostro valore come persone sia intrinseco e incondizionato. Questa visione Ci libera dalla tirannia del confronto e della competizione e ci permette di stabilire relazioni con gli altri in un clima di uguaglianza, rispetto e autenticità.
Stili Emotivi: Con quale ti identifichi?
Le persone sviluppano modi diversi di relazionarsi
alle proprie emozioni. Questi modelli o "stili emotivi" influenzano
il modo in cui viviamo e gestiamo la nostra vita emotiva. Gli psicologi Peter
Salovey (uno dei pionieri del concetto di EI) e John D. Mayer, insieme ad altri
come Lane e Schwartz, hanno proposto una classificazione che può aiutarci a
identificare e comprendere meglio noi stessi.
Questo modello descrive tre stili principali.
Il primo stile è "emotivamente
consapevole"
Le persone che si identificano con questo stile
sono pienamente consapevoli dei propri stati d'animo mentre li vivono. Sanno
cosa provano e spesso capiscono anche perché lo provano. Sono caratterizzati
dall'essere individui autonomi, sicuri di sé e con una buona salute
psicologica. Di solito hanno una visione positiva della vita e, cosa ancora più
importante,
Sono in grado di superare efficacemente gli stati emotivi negativi. Sanno come gestire la tristezza, la rabbia o l'ansia senza lasciare che queste emozioni li sopraffacciano o controllino il loro comportamento.
Il secondo stile è "emotivamente
incontrollato" o "bloccato"
Questo stile caratterizza le persone che si
sentono spesso sopraffatte dalle proprie emozioni. Si sentono come schiavi dei
loro stati d'animo, che tendono ad essere molto volatili e intensi. Hanno poca
consapevolezza dei propri sentimenti e, di conseguenza, sentono di non poter
controllare la propria vita emotiva. Non affrontano adeguatamente i loro stati
negativi e spesso si sentono alla deriva, travolti dalla tempesta delle loro
emozioni senza una direzione chiara.
Infine, abbiamo lo stile "rassegnato" o
"accettante".
Queste persone sono caratterizzate da un'accettazione passiva e spesso rassegnata del loro stato d'animo. Percepiscono chiaramente ciò che provano, ma non fanno alcun tentativo di cambiarlo, anche se è negativo. Sono inclini a stati d'animo depressivi e presentano un atteggiamento di negligenza emotiva. Non si sentono necessariamente sopraffatti come quelli dello stile precedente, ma non si mobilitano nemmeno per migliorare il loro stato, semplicemente "si lasciano andare".
È fondamentale ricordare che queste classificazioni non sono rigide o definitive. Categorie. La stessa persona può mostrare tratti di stili diversi in momenti diversi o in diversi ambiti della propria vita. Tuttavia, riflettere su quale di questi ci identifichiamo maggiormente può essere un esercizio molto rivelatore di autoconsapevolezza e un ottimo punto di partenza per il nostro lavoro di sviluppo emotivo.
Essere sinceri con voi stessi è la chiave che apre la porta dell'infinito dentro di voi.




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